Battisti - Panella: da Don Giovanni a Hegel
 

14 Maggio 2016

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su segnalazione del meticolosissimo Fabio Scordella, riporto questo articolo dal sapore paradossale scritto dal grande Zanetti che ci ricorda come pre-Panella o post-Mogol, Lucio Battisti sia lui, uno e indivisibile, il vero gigante della musica italiana.

(ps: Mr. Zanetti ha ottime letture!)


LUCIO BATTISTI, MOGOL, PASQUALE PANELLA:
PAROLE E PENSIERI IN LIBERTA'

Scrivevo qualche giorno fa che ascoltando il disco di Zucchero mi era tornata la voglia di reimmergermi nella discografia di Lucio Battisti con Pasquale Panella (i famosi/famigerati "dischi bianchi").
Lo stesso giorno mi è stato recapitato - quando si dice la coincidenza - un libro di recente pubblicazione intitolato "Battisti - Panella, da Don Giovanni a Hegel", di Alexandre Ciarla, che proprio di quei dischi parla. Per essere più preciso, parla dei testi di quei dischi, per scelta motivata dell'autore (e recensendo il libro, cosa che farò presto, ve ne darò conto).
Ma leggendolo - e ascoltando nel contempo i dischi "bianchi" - mi sono reso conto di una singolare aberrazione che condiziona da sempre qualsiasi discorso sui due "periodi" battistiani, il primo (quello mogoliano) e il secondo (quello, appunto, panelliano), uniti da quel singolare disco/cerniera che è "E già", i cui testi sono stati, almeno ufficialmente, scritti dalla moglie di Battisti sotto lo pseudonimo di Velezia - o da Lucio Battisti stesso "nascosto" dietro quello che in SIAE risulta essere lo pseudonimo di Grazia Letizia Veronese.
E l'aberrazione è questa: che tutti, per pigrizia, per abitudine, per disattenzione, continuiamo a considerare più significativo ciò per cui i due "periodi" sono così diversi - e cioè i testi delle canzoni, quelli di Mogol e quelli di Pasquale Panella, che in effetti più distanti non potrebbero essere - di ciò che i due periodi hanno in comune, e cioè le musiche e la voce di Lucio Battisti.
Mi spiego meglio. Leggendo il libro di Ciarla, ho avvertito fortemente l'assenza di qualsiasi considerazione sulle caratteristiche musicali e vocali delle quaranta canzoni dei "bianchi", e questo mi ha fatto riflettere. Ho pensato che, distratti dai testi "emozionanti" e "poetici" di Mogol e dai testi "ermetici" e "enigmistici" di Panella, ci siamo dimenticati quanto importanti siano le musiche e la voce, nelle canzoni - in tutte le canzoni - di Lucio Battisti.  
Ora, è ben vero che anche i suoni (più che le musiche) dei dischi dell'epoca mogoliana sono distantissimi dai suoni dei dischi dell'epoca panelliana; ma temo che, nell'un caso e nell'altro - ma soprattutto nel secondo - l'attenzione al testo ci faccia spesso dimenticare quanto prodigiosa sia la voce di Lucio Battisti per come ce l'hanno conservata i suoi dischi.
Lo scatto nel mio cervello è avvenuto ascoltando "Potrebbe essere sera", la seconda canzone di "La sposa occidentale" (1990: è il terzo episodio della collaborazione fra Battisti e Panella). Ero in automobile, in autostrada, e proprio all'inizio del brano l'interprete canta "Potrebbe essere sera - potrebbe essere una sera alabastrina".
Ecco, andate qui e sentite come Lucio Battisti, allora quarantasettenne, canta "alabastrina". Fatta la tara alla cattiva qualità dell'audio di Youtube, ascoltate quell' "alabastrina": dimenticatevi il significato della parola, certo non una parola del linguaggio quotidiano, e badate solo ai tre secondi in cui Battisti canta quella singola parola.
A me sono venuti i brividi.
Come mi sono venuti ascoltando la quarta canzone di "L'apparenza" (secondo lavoro della coppia Battisti-Panella, 1988), "Per nome", da 1,25 a 1,30, quando Battisti canta "con il tocco sopra d'amarena": un passaggio molto difficile che Battisti risolve con un fraseggio impeccabile.
E con i brividi mi sono venuti in mente tutti quelli che per decenni ci hanno ammorbato con la storia che Battisti aveva una voce stridula, che non sapeva cantare "bene", sottintendendo che il suo successo era dovuto soprattutto ai testi di Mogol, perché, infatti, quando ha scelto di cantare i testi di Panella il suo successo (commerciale) è andato costantemente diminuendo.
Perché? Perché i testi di Mogol sono cantabili facilmente, ma non perché le melodie siano più pregevoli: semplicemente perché rimangono in mente più facilmente grazie al fatto che le parole sono più semplici quindi memorizzabili.
Capisco di essere un'eccezione che sconfina nella perversione: ma io le canzoni di Battisti-Panella, quando le ascolto in auto, le canto. Le so quasi a memoria, e riesco a cantarne gran parte, e senza troppa difficoltà (OK, "Hegel" a parte, per ora - ma ci sto lavorando). E se provo a cantarle con i testi sott'occhio, me le ricordo tutte benissimo. E non sono un cantante: sono abbastanza intonato, ma niente di più.
Qualche amico che parla bene mi ha spiegato che quello per le canzoni di Battisti-Panella è un mio "gusto acquisito", e cioè, in soldoni, che io mi sono insegnato a farmele piacere. Sarà anche (in parte) vero.
Ma date retta: provate anche voi. Magari proprio cominciando da "Per nome", che ha una splendida melodia, larga e - appunto - cantabile, e un arrangiamento avvolgente e confortante. Vedrete che vi piacerà.
(Mi ritorna in mente un'ipotesi paradossale e campata in aria. Sarebbe meraviglioso se Mogol scegliesse dieci canzoni dai dischi bianchi e ne riscrivesse i testi con parole sue. Sono certissimo che il risultato sarebbe stupefacente. Non lo dico nel senso di "splendido", ma proprio nel senso di "estremamente sorprendente". Magari una volta che l'incontro glielo propongo. Non oso pensare a come mi guarderebbe…).

Franco Zanetti

http://www.rockol.it/news-657094/lucio-battisti-mogol-pasquale-panella-parole-e-pensieri-liberta?refresh_ce



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