Battisti - Panella: da Don Giovanni a Hegel
 

08 Luglio 2016

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Parole v.s. cantanto, (testo contro voce)

L’ermetismo di Panella consentì alla voce di Battisti di prendere le distanze dal "dire" e riaffermare che il canto è innanzi tutto un "mostrare" con un gesto della voce.

Le canzoni dei bianchi possiedono la struttura del discorso amoroso, nel senso che sono enunciazioni (gesti verbali) di un "io" che parla sempre a un "tu" che quasi sempre è una "lei", l’amata. Eppure tale forma è in netto contrasto con il loro contenuto poiché l’oggetto prediletto di queste canzoni è il disamore e l’insensatezza del sentimento.

Il fine dicitore chiese al testo di diventare indecifrabile anche per non limitare il volo vocale al solo ritornello, tant’è che il ritornello stesso (inteso come sequenza ripetuta di parole e melodia) ha tendenza a sparire dai brani del Battisti post-Mogol.

L’impenetrabilità dei testi riuscì a produrre l’effetto desiderato di liberare la voce del cantante da un’interpretazione di tipo teatrale.

Eppure nelle canzoni dei bianchi il fenomeno alienante della ripetizione si inverte poiché soltanto il riascolto consente di accedere al senso dei versi che si rinnova di continuo e difficilmente si lascia cogliere in modo univoco e definitivo.

Per questo esse sarebbero le sole, secondo il loro autore, che non potranno mai essere ascoltate come merci: a differenza di un prodotto qualsiasi e malgrado i nostri sforzi, le canzoni dei bianchi sembrano non consumarsi mai, nemmeno con la più assidua ripetizione dell’ascolto.

In maniera dunque del tutto inaspettata, nella contesa fra la voce e il testo, le parole di Panella sembrano aver preso di nuovo il sopravvento sul cantato di Battisti.



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