Battisti - Panella: da Don Giovanni a Hegel
 

27 Settembre 2016

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1980-1982-1986

L'ultimo bellissimo album dell’era Mogol, suonato da straordinari session inglesi, è connotato dal solito esistenzialismo sentimentale ma per la prima volta i testi sembrano mostrare una certa stanchezza, manifestando una sorprendente distanza rispetto alle preoccupazioni dell'uomo medio degli anni '80.

Solo due anni dopo, in totale opposizione al suo recente passato discografico (piovoso quanto grigio/amaro) Battisti ripartirà con sorprendente ottimismo, pubblicando un album interamente elettronico, ambientato in una bella giornata soleggiata in riva al mare.

I testi del tutto privi di tematiche sentimentali sono ufficialmente attribuiti alla moglie Grazia Letizia ma per la prima volta si ha l'impressione di poter cogliere senza filtri il Battisti pensiero. L'album è indiscutibilmente caratterizzato da una forte matrice introspettiva che anticipa alcune tematiche presenti nei testi panelliani: Battisti ha finalmente smesso di interpretare un personaggio per essere semplicemente se stesso?

Aldilà del reale contributo artistico, l’attribuzione dei testi a Velezia appare piuttosto come uno stratagemma per consentire a Lucio di raccontare il proprio percorso interiore coinvolgendo l’ascoltatore nell’immedesimazione non tanto con il cantante (l’io della canzone: il mito canoro) quanto con l’uomo (il tu della canzone, riferibile ad ogni ascoltatore).

Ancor prima di incontrare Pasquale Panella, Lucio Battisti era dunque già incline all’introspezione e intenzionato a svelare i retroscena della canzone registrata perseguendo un ideale di onestà artistica nei confronti dei propri ascoltatori.

Con "Don Giovanni" questo progetto si realizza in maniera esplicita. L'album sta volta è arricchito con arrangiamenti raffinati che rappresentano una felice sintesi tra sonorità elettroniche e tradizionali, col ritorno di archi ed ottoni che condiscono ritmiche assai varie.
I testi, connotati da una matrice sarcastica del tutto inedita, si prendono gioco del mondo della canzone: l’attaccapanni presente sia in copertina che nel testo della title-track appare come una metafora del cantante al quale l’autore cuce addosso il personaggio. Perché come disse lo stesso Battisti nel 1979, il suo primo obbiettivo era quello di distruggere l’immagine squallida e consumistica che gli avevano (letteralmente) cucito addosso.

"Battisti-Panella: da Don Giovanni a Hegel"

 


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