Battisti - Panella: da Don Giovanni a Hegel
 

15 Ottobre 2016

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Oh! Era ora

E' nella migliore tradizione del teatro elisabettiano e di quello della Commedia dell'Arte italiana in Francia (ai tempi fulgidi del Re Sole) usare ortaggi come segno di scontento da parte del pubblico.

Ma è d'avvero geniale l'idea di riempirsi la borsa della spesa che, a forza di scontentare il pubblico, pian piano si ingrossa...


Oh! Era ora
di Velezia - Pappalardo
(leggasi Panella - Pappalardo - Battisti)


«Non sto piu’ nei miei panni, gli asparagi son già qui
Carciofi ci invaderanno, in testa rose spaventose

Il mistero circonda la borsa della spesa in cui la cosa si ingrossa
Cavolfiori lattuga e cicoria, un radicchio in un occhio

Oh! Era ora, oh maggiorana
Oh! Era ora, oh rossa o nera
Oh! Era ora, oh pomodoro
Oh! Era ora, oh zafferano

Ceci giu’ a purè dai vulcani, le rape fanno parate
Tu fai la sedia, spremendoti mi fai l’uovo

Lo stupore circonda il tuo becco ecco il mondo e un melone ad acqua
Bulbi e tuberi sono già qui, beh coraggio, ortaggi!

Oh! Era ora, con chicchi e bacche
Oh! Era ora, con le lenticchie
Perbacco, oh! Era ora, con fresche scarole
Bene, oh! Era ora, con le olive vive

Oh! Era ora, questo è solo l’inizio dell’ortalizio
Bene, oh! Era ora

Ceci, non ci sto più nei miei panni, i broccoli ce la fanno
In testa i gigli con i figli

Le carote rincorrono a ruota sulle zucche emozionate bellezze
Mezze amanti di raggianti gaggie, coraggio ortaggi!

Oh! Era ora, di fare di ogni erba un fascino osceno
Si, magari, col pepe nero
Coi peperoni, con melanzane
Con fagiolini, con cipolline
Eh si! tu fa l’uovo

I crescioni sono già qui
il mistero circonda la borsa
della spesa in cui la cosa si ingrossa»




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