Battisti - Panella: da Don Giovanni a Hegel
 

19 Ottobre 2016

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Per la serie "La mappa dei bianchi"

1988 - L’Apparenza

Anche “L’apparenza” come “Don giovanni” (e ancora prima “Oh! Era ora” e “E già”) contiene canzoni che parlano di se stesse.

Lato A
L’album si apre con un invito a mettersi nei panni di un personaggio e recitare a soggetto nella propria vita (A portata di mano).
Nel secondo brano Panella sembra accennare all’istante in cui la puntina del giradischi sta per poggiarsi sul vinile: il disco stesso viene descritto come una giostra sulla quale il cantante giace annoiato tra i solchi del vinile (Specchi opposti).
Nella canzone successiva l’io cantante sembra allora domandarsi: “e ora che il disco ha cominciato a girare, di che parliamo?” L’autore si appresta dunque ad improvvisare le parole della canzone come un attore a teatro, o un pittore sulla sua tela (Allontanando).
Ma è alla fine del primo lato che la title-track risponde alla domanda dell’autore: sotto il velo del lessico teatrale, la canzone che da il titolo all’album nasconde la descrizione dell’intimità amorosa dell’io cantante (L’apparenza). Da “La sposa occidenrale” in poi Panella infatti darà volce all’intimità. Dopo tre album riflessivi sulla fenomenologia della canzonetta Panella ha finalmente trovato qualcosa di cui vale la pena scrivere nelle canzoni. Non la profondità dei sentimenti alla Mogol ma la superficialità dell'apparenza: l'intimità. Nella fattispecie il testo di L'apparenza descrive il momento di massima intimità fra un uomo e una donna.

Lato B
Tutto l'album “L’apparenza” sembra costruito sull’intuizione che, come l’attore che è in procinto di entrare in scena per recitare a soggetto, così nella vita andiamo a braccio senza sceneggiatura (Per altri motivi). Noi crediamo che le cose siano tali e quali a come esse ci appaiono ma in verità, come in un opera di Pirandello (“Ciascuno a suo modo”, 1924), tutto accade per altri motivi. Conta solo l'apparenza perché le cose, i fatti della vita cono solo una credenza.
Dopo un breve intermezzo ludico incentrato sui giochi semantici con il nome dell’amata (Per nome), la penultima canzone riprende a parlare di se stessa prendendosi gioco del cantante che arriva e riparte come un turista da Sanremo (Dalle prime battute).
In chiusura dell’album (Lo scenario) è ancora l’io cantante a interpellare l’ascoltatrice sulla sua pretesa di voler capire testi delle canzoni. L’incomprensione sarebbe come un “brancolare nel buio” di un salottino scuro.

Occorre sospendere la credenza nell'apparenza delle cose...



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