Battisti - Panella: da Don Giovanni a Hegel
 

11 Novembre 2015

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Il pre-Panella

A posteriori si potrebbe raccontare il “problema” con il Battisti di Mogol come il conflitto fra voce e parole che venne a crearsi con la ripetizione della stessa formula e il successo che enfatizzò l’effetto di teatralità del personaggio di Lucio Battisti.

L’alchimia del verso cantato di cui parla Gianfranco Salvatore non è soltanto quella del testo con la melodia (non è soltanto l’adeguamento semiotico della lingua all’armonia, studiato a tavolino da Mogol) ma anche quella combinazione perfetta di voce e parole (la semiotica del suono, del timbro della voce operata da Battisti che cantava come se stesse rivolgendosi a una persona sola).

Paragonata a quella dei talentuosi cantanti dell’epoca, la voce quasi afona di Lucio Battisti era la voce dell’uomo comune che riusciva in maniera inattesa a destreggiarsi agilmente nelle melodie sofisticate delle sue canzoni. Questa voce, in apparenza così poco dotata per il canto, che declamava le parole del linguaggio di tutti i giorni, contribuì in maniera determinante a produrre quel fenomeno di immedesimazione in cui consiste l’efficacia indiscutibile delle canzoni di Mogol e Battisti.

Il successo delle loro canzoni riuscì ad imprimere nell’immaginario del pubblico e della critica un nuovo modello vocale. Ma sul finire degli anni Settanta quella di Battisti non era più una voce qualsiasi. E il primo a intuire il conflitto che si era generato fra le parole dell’uomo comune e la voce del divo fu proprio Battisti.



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