Battisti - Panella: da Don Giovanni a Hegel
 

12 Dicembre 2015

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“E già” con l’acca?

Sempre a proposito dell’acca muta ricordo un micro dibattito in merito alla corretta ortografia del titolo del primo disco di Battisti post-Mogol.

La formula linguistica scelta da Velezia e Battisti (soprattutto per la sua innegabile musicalità) andrebbe probabilmente intesa con valore rafforzativo, per dare maggiore rilievo all’esposizione di un’idea o di un’intuizione che nella fattispecie riguarda la natura della verità, come appunto si può leggere nel primo verso dell’omonima canzone:

«E già che la verità / è solo un’immaginazione / che una certezza propria non ha»

Chiaramente l’avverbio “già” ha valore di affermazione in particolare quando è preceduto da un’interiezione (“eh”) e non da una congiunzione (“e”), di modo da esprimere accettazione sincera o ironica con varie sfumature del tipo “e [è vero] che la verità”, “e [sì] che la verità”, nel senso di “appunto”, “infatti”….

Tuttavia il testo sembra iniziare in modo causale, come se Battisti dicesse «E [giacché] la verità è solo un’immaginazione che una certezza propria non ha, [allora] ti puoi avvicinare…».

Nella sua grafia attaccata che può essere preceduta da una congiunzione (e), “già + che” è sinonimo di “poiché”, “dal momento che” e si adopera per esprimere la condizione di quanto viene detto nella proposizione successiva.

In conclusione a me sembra che Battisti o chi per lui (Velezia) abbia abilmente giocato con questa ambiguità fra “Eh già” con l’acca e “E giacché” senz’acca. Sfumatura che si è poi persa a causa dell’accentazione imposta dalla metrica la quale favorisce la marcatura sulla seconda anziché sulla terza sillaba del verso cantato.

Per quanto concerne la copertina a me sembra concepita come se Battisti volesse stare con un piede dentro e un piede fuori dal disco.



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