Battisti - Panella: da Don Giovanni a Hegel
 

21 Dicembre 2015

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Il Pre-Panella e il patto con il maligno 3:)

Premesso che chi scrive è uno dei tanti figli spirituali di Mogol-Battisti, ok il Post-Mogol ma cosa è veramente stato Pre-Panella?

Rileggendo (in maniera provocatoria) la prima canzone di Lucio Battisti è lecito domandarsi se il gran Mogol della canzone italiana non abbia indotto il giovane Battisti a vendere l’anima al demone del successo.

Se la leggenda del Rock narra di un incontro avvenuto a un crocevia allo scoccare di mezzo giorno tra un giovane cantante chitarrista senza nulla di eccezionale (Robert Johnson) e un "uomo nero" che gli avrebbe concesso un talento straordinario in cambio della sua anima, la mitologia battistiana appare fin dall’inizio segnata dalla mercificazione di se stessi.

Nel suo primo singolo (pubblicato il 23 luglio 1966) un giovane dalla voce quasi afona dichiara di voler vendere i propri sogni assieme a colei che li suscita:

«io vendo tutti i sogni miei […] ci metto sopra pure lei».

“Per una lira” non è forse il manifesto del mercimonio sentimentale di se stessi?
Agli occhi di un ascoltatore dei bianchi il testo suggella il patto con il demone dell’industria discografica che prevede il successo in cambio dei sentimenti

L’io della canzone è un giovane pronto a vendere tutti i suoi sogni assieme a ciò che egli ha di più caro: il proprio amore, “Lei” (l’amata) divenuta merce consenziente:

«io so che lei non dice no».

Il “Tu” della canzone (l’ascoltatore) è l’acquirente da sedurre, quel «buon amico» indotto al consumo con una strategia tanto semplice quanto efficace, il gusto del proibito e la regola da seguire per uscirne vincenti:

«Ma se penso che / tu sei un buon amico / non te lo dico, no / meglio per te…».

Per una sola lira il giovane Lucio è pronto a vendere l’anima al diavolo. A buon prezzo perché all’epoca della massificazione dei consumi basta una monetina a creare un’immensa ricchezza. Ma vi è una regola da seguire:

«basta ricordare / di non amare».

Il "non-amore" (o "mal-amore") è forse quel che ha salvato Battisti il quale non provando realmente quelle emozioni che Giulio Rapetti metteva nelle sue parole, è riuscito a sfuggire al mercato discografico che voleva possedere la sua vita.

Dopo aver momentaneamente “perso” l’anima, Lucio Battisti ha cercato di recuperarla prendendosi una specie di rivincita. Utilizzando un’astuzia egli ha trovato una falla nel ragionamento diabolico dell’industria discografica riuscendo a sottrarsi dall’obbligazione di cedere l’anima.

Battisti ha compreso che non è stato lui a siglare il patto con il maligno. E così ha cominciato con lo scomparire, negando la sua immagine.
Stanco del peso che il proprio ritratto gli faceva sentire, nella speranza di liberarsi dell’influenza malvagia sulla sua vita, egli ha lacerato il quadro, accoltellato al cuore il mito canoro uccidendolo.

Così quando capita ancora di leggere su facebook frasi di Giulio Rapetti sovra impresse sulle solite vecchie fotografie di un giovane Lucio rimasto com’era, immutabile e congelato, deve essere chiaro a noi tutti che questi non sono che il ritratto di “Dorian Gray”.

Come i servi del personaggio di Oscar Wilde, i Fan prima o poi lo ritroveranno morto con un pugnale (la spada) conficcato nel cuore, “irriconoscibile e precocemente avvizzito, ai piedi del ritratto, ritornato meravigliosamente giovane e bello che egli stesso ha accoltellato”… La spada è nel cuore e ci resterà…

Lucio Battisti (a differena dell'uomo Battisti Lucio) è solo un personaggio dunque, che non esiste e non è mai esistito. Non c’è nulla di male ad amare un personaggio di finzione. Ma credere che esso sia esistito realmente non solo è un errore che potremmo forse evitare per non fare torto all’artista ma (cosa forse più importante) rischia di offuscare la comprensione di ciò che è accaduto alla sua opera: la svolta dei bianchi.

Il disamore, mal-amore o non amore dei testi di Panella induce una rilettura del periodo mogoliano che possa illuminare cosa pensasse Battisti di se stesso e del suo percorso artistico. Si può forse parlare di un Pre-Panella per indicare un periodo sicuramente ricco e variegato di molte forme liriche e musicali ma accomunate da una inconsapevolezza di fondo? Quella confusione fra musica e parole che ha generato nell'immaginario un personaggio astratto talmente efficace e potente da offuscare le scelte artistiche del suo creatore. Non sarebbe un peccato perdersi quelle sfumature che caratterizzano l’efficacia dell’opera che amiamo ma non per i motivi che crediamo?


Per una lira
(parole di Mogol – musiche di Lucio Battisti)

«Per una lira
io vendo tutti i sogni miei.
[…]
ci metto sopra pure lei.
È un affare sai
basta ricordare
di non amare,
[…]
Amico caro
se c’è qualcosa che non va.
Se ho chiesto troppo
tu dammi pure la metà
È un affare sai
basta ricordare
di non amare,
[…]
Per una lira
io vendo tutto ciò che ho
[…]
io so che lei non dice no.
Ma se penso che
tu sei un buon amico
non te lo dico, no
meglio per te…»

prima pubblicazione 23 luglio 1966



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