Battisti - Panella: da Don Giovanni a Hegel
 

15 Febbraio 2016

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La canzone del male-amato tra Carella e Apollinaire

L’archetipo panelliano della canzone del disamore è senza dubbio "Malamore" (1977), interpretata da un geniale quanto dimenticato Enzo Carella. Il titolo stesso di questa strepitosa composizione trasforma il mal d’amore in malumore, o disamore, nel senso di una patologia sentimentale.


In verità la formula del “malamore” potrebbe essere stata suggerita a Panella da un poema di Guillaume Apollinaire (compresa in una raccolta di poesie del 1913): "La chanson du mal aimé" ; musicata da Léo Ferré nel 1957.


La storia vuole che Lucio Battisti ascoltando alla radio un successo del giovane cantautore romano si fosse espresso in maniera molto lusinghiera nei confronti di quest'ultimo:

“ascoltando Malamore, Lucio Battisti affermò che Carella era il solo cantante italiano che lo intrigasse. E che, non a caso, gli fornì l’input decisivo a quel rinnovamento artistico, traumatico e necessario che conosciamo”.

Il brano in questione, tratto appunto dal primo album "Vocazione" del 1977 (interamente scritto da Panella e Carella), si apre in lontananza con un giro di basso martellante cui seguono effetti sonori e percussivi in netto contrasto con gli innesti di chitarra a dodici corde (arpeggiata tra l’altro dello stesso Carella). Il tutto si articola su un tempo di batteria andante che snellisce la ridondanza della linea del basso (i musicisti sono in gran parte quelli dei Goblin).

Ma soprattutto i cambi di voce, sussurrata e in falsetto, di stampo prettamente battistiano, caratterizzano la sincerità dell’interpretazione di un testo abbastanza incomprensibile che guarda caso presenta già un elemento di autoreferenzialità:

«Di che mi amerai? / da pazzi o confusione / stordendo il nervo il pensiero va in canzone».

La canzone per Panella è sempre stata bella, leggera, idiota, qualcosa con cui l’ascoltatore tende ad entrare in scemenza e avulsione dal tutto.

Dal punto di vista testuale "Malamore" sembra riferirsi a un amore malvagio, ad un amore da pazzi o malumore amoroso, esprimendo la confusione mentale del pensiero che letteralmente «va in canzone» quando il mal d’amore è addirittura una febbre che fa scoppiare il cervello come un pallone.

Giocando con l’ossimoro bene/male il ritornello introduce un neologismo che verrà declinato in ogni strofa secondo varie formule corrispondenti ai modi di dire costruiti con la parola “amore”:

«di che bene mi amerai? / Di malamore / sì, di malamore»;

amore di colpo, febbre d’amore, amare da pazzi, segno d’amore e così via.

Quello che colpisce nel raffronto con il Battisti che sarà, è soprattutto l’interpretazione di Enzo Carella che risulta assolutamente convincente nonostante le parole delle canzoni di Panella siano (apparentemente) incomprensibili.

È sicuramente questo il tratto più anticipatorio dello straordinario lavoro di Enzo Carella che può aver indotto Battisti a considerare una futura collaborazione con Pasquale Panella.




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