Battisti - Panella: da Don Giovanni a Hegel
 

18 Marzo 2016

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Il mito di Don Giovanni

A causa dell’astrazione discografica (la fama, il successo e la conseguente consacrazione del divismo) il cantante non è più se stesso, non è più l'uomo Battisti Lucio bensì il personaggio Don Giovanni ribattezzato da se medesimo come tale:


«Segna e depenna Ben-Hur: sono Don Giovanni»

La contrapposizione tra questi due personaggi si basa, con molta probabilità sull’opposizione tra il successo di pubblico (Ben-Hur) e il valore estetico assoluto dell’artista e la sua opera (Don Giovanni): all’epoca della stesura di questa canzone, infatti, “Ben-Hur” era soprattutto il film di William Wyler (1959), il più premiato della storia degli Oscar, così come Lucio Battisti era stato fino ad allora il numero uno, il musicista con il maggior numero di vendite in Italia da sempre.

D’altra parte il “Don Giovanni” di Mozart (e del suo librettista Lorenzo Da Ponte) rappresenta ancora oggi uno dei massimi capolavori della storia della musica e della cultura occidentale in generale.


Don Giovanni il seduttore è una sorta di mito della letteratura europea in cui la trama rimane pressoché immutata attraverso i secoli di riscrittura al quale è stato sottoposto il racconto: seduzione spietata, sfida alle regole sociali e morali con tanto di castigo esemplare alla fine nella quale il seduttore irredento sprofonda all'inferno.

Il personaggio di “Ben-Hur” nasce invece in un romanzo americano di Lew Wallace, Ben-Hur: A Tale of the Christ (1880), una storia di vendetta e di redenzione sulla falsariga del “Conte di Montecristo” di Alexandre Dumas, ma che si svolge in Palestina, ventuno anni dopo la nascita di Gesù. Ingiustizia del destino, vendetta e redenzione sono, appunto, le invarianti tra il romanzo e la trasposizione cinematografica di questo personaggio. Vale la pena ricordare che Lew Wallace è anche autore di “The last Mogul”, il racconto dal quale Giulio Rapetti trasse il proprio soprannome d'arte...
 


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